PROBLEMA DELLE ICA OSPEDALIERE
Infezioni correlate all'assistenza: un'emergenza sanitaria documentata
Dati ECDC, analisi della contaminazione microbiologica e i limiti dei sistemi di filtrazione tradizionali in ambito ospedaliero.
LA DIMENSIONE DEL PROBLEMA
Le infezioni correlate all'assistenza in Italia e in Europa
Dati European Centre for Disease Prevention and Control (ECDC)
Uno dei problemi legati alla ventilazione in ambienti ospedalieri sono le ICA ospedaliere: i numeri chiave (Italia 2022–2024)
Quanti pazienti vengono colpiti?
Circa l’8% dei pazienti ricoverati in ospedale sviluppa almeno una ICA, e molte sono dovute alle sale chirurgiche che sono/dovrebbero essere a contaminazione controllata.
Tradotto in numeri: circa 500.000–700.000 pazienti/anno (stima ECDC 2022–23), con una mortalità diretta di circa 11.000 decessi/anno attribuibili alle ICA e molti di più per non essendo mortali allungano la degenza e le terapie post ricovero.
Di questi, fino al 75% è potenzialmente prevenibile.
Prevalenza nei singoli studi ospedalieri: Range tipico negli ospedali italiani è il 7–9% prevalenza puntuale e fino al 10% in alcune regioni (es. Lombardia). Molto più alta in Terapia intensiva (anche >15–20%).
Patogeni principali (2024)
Enterococcus spp.
11,7% — Infezioni nosocomiali
Staphylococcus aureus
9,0% — Incluso MRSA
SARS-CoV-2
9,5% — Aerodisperso
Candida spp.
4,7% — Funghi resistenti
Klebsiella pneumoniae
10,0% — Resistente carbapenemi
Pseudomonas aeruginosa
7,9% — Multiresistente
Proteus spp.
3,2% — Vie urinarie
Acinetobacter spp.
3,2% — Multiresistente, alta mortalità
Impatto economico per il SSN
Più di 1 miliardo €/anno di costo per il SSN — degenze prolungate, antibiotici ad ampio spettro, riospitalizzazioni, complicanze.
Fonte: Istituto Superiore di Sanità (ISS) – Epicentro, Ministero della Salute, ECDC, letteratura scientifica epidemiologica internazionale
PATOGENI PERICOLOSI
Pericolosità dei microrganismi in sala operatoria
ICA (Infezioni Correlate all’Assistenza): analisi dei principali patogeni aerodispersi che contaminano gli ambienti sanitari.
| Batterio | Percentuale / Impatto | Caratteristiche |
|---|---|---|
| Staphylococcus aureus (MRSA) | ~30% delle infezioni del sito chirurgico | Infezioni chirurgiche, forme resistenti (MRSA) molto gravi. Rischio critico |
| Escherichia coli | ~13% delle infezioni nosocomiali | Infezioni vie urinarie frequenti; multiresistenza in aumento. Rischio alto |
| Klebsiella pneumoniae | ~10,4% delle infezioni ICA | Multiresistente (carbapenemi); grave e difficile da trattare. Rischio critico |
| Pseudomonas aeruginosa | ~8,1% delle infezioni ICA | Estremamente persistente; colpisce pazienti immunocompromessi e critici. Rischio critico |
| Acinetobacter baumannii | Letalità: 17–46% setticemie, fino al 70% polmoniti | Multiresistente a molti antibiotici; causa di gravi infezioni nosocomiali. Rischio critico |
| Clostridioides difficile | ~12% delle infezioni nosocomiali | Coliti e diarrea post-antibiotica; spore persistenti nell'ambiente. Rischio alto |
| Clostridium perfringens | Mortalità fino al 100% se non trattata, 20–30% con terapia | Causa gangrena gassosa e infezioni post-chirurgiche fulminanti. Rischio critico |
Fonte: Istituto Superiore di Sanità (ISS) - Epicentro, Ministero della Salute / Piano Nazionale per il contrasto alle ICA e all'AMR, letteratura scientifica e dati epidemiologici internazionali
I LIMITI DEI SISTEMI ATTUALI
Perché le infezioni sono così presenti negli ambienti a contaminazione controllata?
Gli impianti ancora oggi tengono conto soprattutto dei filtri inseriti dapprima nell’HVAC e di quelli HEPA e ULPA in prossimità dell’ambiente a contaminazione controllata. Ma quali sono i rischi associati ai microbi intrappolati?
I virus
I virus intrappolati non si replicano da soli all’interno del filtro (poiché necessitano di cellule ospiti per farlo). Tuttavia, possono rimanere infettivi per un certo periodo (da ore a giorni, a seconda del tipo di virus).
Batteri e spore fungine
I batteri possono sopravvivere per periodi più lunghi e, in condizioni favorevoli, alcuni potrebbero riprodursi. Le spore fungine sono particolarmente resistenti e potrebbero germinare se l’ambiente è umido.
Produzione di endotossine
I batteri intrappolati, anche se morti, possono rilasciare endotossine (componenti della parete cellulare) che sono irritanti e dannose se rilasciate nell’aria.
Il problema non risolto
I filtri HEPA/ULPA catturano efficacemente i microbi, ma non li eliminano automaticamente. Occorre una tecnologia che li “uccida”.
UN PROBLEMA STRUTTURALE
La vetustà degli impianti ospedalieri italiani
1. La vetustà degli impianti e cattiva manutenzione
Si stima che più del 50% delle strutture ospedaliere sia stato costruito prima degli anni ’70. Una quota significativa (circa 1 su 4) risale addirittura prima del 1940.
Questo significa che molti impianti HVAC sono datati e non progettati secondo gli standard moderni di filtrazione e controllo ambientale. I sistemi di VMC sono spesso inadeguati, con canalizzazioni deteriorate che non garantiscono l’efficienza di filtrazione prevista.
Schema semplificato della sezione condotta aeraulica di una struttura ospedaliera datata: L’aria passa attraverso filtri usurati, canalizzazioni che permettono la fuoriuscita di polvere e microrganismi, con conseguente distribuzione non uniforme dell’aria filtrata agli ambienti.

2. Nelle condotte aerauliche si possono creare film di coltura per microrganismi.
3. Gli impianti sono dotati di filtri, ma non possono eliminare i microrganismi intrappolati, o quelli che passano oltre dopo molti mesi di esercizio.
IL CONTESTO NORMATIVO
ISO 14644-1:2022 — Nuovi standard, stessi problemi infrastrutturali
Nonostante tutte le normative europee, di cui la principale del 2024 UNI EN ISO 14644 – Annex 1, le infezioni continuano ad essere così presenti per numerosi fattori concomitanti:
La normativa richiede una ventilazione controllata con ricambi d’aria predeterminati secondo il tipo di ambiente e filtri adeguati alla classificazione richiesta (ISO 5, ISO 7). Tuttavia, la sola filtrazione non è sufficiente per eliminare i patogeni intrappolati nei filtri stessi o quelli che sfuggono alla filtrazione per dimensioni inferiori a 0,1 µm.
Il nodo della questione
I filtri HEPA/ULPA catturano efficacemente i microbi, ma non li eliminano automaticamente. Dopo settimane o mesi di esercizio, il filtro stesso diventa un potenziale reservoir di patogeni viabili — virus, batteri sporigeni, funghi — che possono essere reimmessi nell’aria se il filtro si degrada o se passa una corrente d’aria improvvisa.
Occorre una tecnologia che non solo catturi, ma inattivi i microrganismi, in modo continuo, automatico, sicuro e ripetibile. Il plasma freddo SDBD fa esattamente questo: genera specie reattive dell’ossigeno (ROS) che ossidano le membrane cellulari dei patogeni, inattivandoli in situ, senza necessità di interventi manuali frequenti E i RNS (Reactive Nitrogen Species, specie reattive
dell’azoto)..
Schema semplificato della sezione condotta aeraulica di una struttura ospedaliera datata: L’aria passa attraverso filtri usurati, canalizzazioni che permettono la fuoriuscita di polvere e microrganismi, con conseguente distribuzione non uniforme dell’aria filtrata agli ambienti.
Questo è il problema che PoloPlasma ha deciso di risolvere con PLASMAIR.